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Frenano le richieste di oro da Cina e India

Il mercato dell’oro è sempre stato piuttosto fiorente: i lingotti del metallo prezioso rappresentano una fonte d’investimento sicura e duratura che difficilmente subisce svalutazioni ingenti. Si tratta del bene d’investimento più sicuro al mondo e, anche per questo motivo, chi ha grossi capitali da immobilizzare utilizza l’oro come bene rifugio primario. Tuttavia, con la crisi globale che ha attanagliato gran parte dei Paesi dell’Occidente negli ultimi anni, ovviamente i capitali da investire sono notevolmente diminuiti e con loro la richiesta di lingotti e metallo prezioso allo stato fisico. Facendo una stima a livello globale, il calo della richiesta si attesta sul 21%: un valore notevole che, tuttavia, ha sempre tenuto conto della grande richiesta proveniente dal Lontano Oriente. Cina e India, negli ultimi tempi, sono stati i maggiori importatori di oro.

Da sempre l’India è uno dei consumatori più importanti di oro nel mondo: la sua tradizione nell’acquisto del metallo dorato si perde nella notte dei tempi. Si tratta di una consuetudine radicata per gli investitori indiani, che deriva anche da una cultura in cui il possesso dei lingotti d’oro rappresenta uno status sociale non indifferente. Tuttavia, lo sviluppo economico in Cina e la naturale esigenza di poter contare su un bene rifugio stabile da parte dei nuovi ricchi, hanno spinto il Paese Asiatico a una corsa forsennata all’acquisto di lingotti, tanto che nei primi mesi del 2014 la Cina ha superato l’India come primo consumatore mondiale d’oro.

Un’inversione storica che non ha precedenti ma che, stando a quanto emerge dagli ultimi dati statistici, la corsa all’oro negli ultimi mesi ha subito una preoccupante flessione anche in questi due Paesi, da ormai diversi anni all’apice della speciale classifica sui consumi. Questo è dovuto da una politica interna particolare attuata dall’India, che ha messo delle restrizioni alle importazioni all’oro fisico: una mossa dovuta alla necessità di limitare il disavanzo commerciale nelle partite di oro correnti nel Paese. Una scelta coraggiosa ma azzardata, che ha ridotto notevolmente la capacità d’acquisto degli investitori, ma resasi necessaria a causa del forte deficit finanziario del Paese con conseguente svalutazione eccessiva di valuta.

Il brusco rallentamento nell’acquisto di questi due Paesi ha avuto conseguenze piuttosto importanti sull’intero mercato dell’oro: il suo prezzo all’oncia, attualmente, è appena sufficiente per coprire le spese che sono necessarie per la sua estrazione e una riduzione dei consumi e, se non riprende l’acquisto, il trend è destinato a nuove mutazioni in negativo nel breve periodo. La Cina è la nuova potenza mondiale, il Paese che più di tutti al momento fa registrare un aumento di ricchezza e di benessere tra i suoi cittadini: cresce la richiesta di gioielli e di beni stabili ma, paradossalmente, si registra la flessione della richiesta di oro.
Tuttavia, ci sono alcune stime rassicuranti, che indicano che la richiesta di oro da parte della Cina per il 2014 si dovrebbe attestare su valori vicini a 2600 tonnellate: una richiesta superiore all’offerta attuale che potrebbe dare nuova linfa al mercato, unita alla decisione dell’India di rallentare le restrizioni sull’importazione dell’oro.

Il mercato dell’oro è da sempre uno di quelli trainanti delle economie mondiali, il pilastro su cui si fondano le valutazioni sulla ricchezza di un Paese e la diminuzione momentanea della richiesta da parte di Cina e India non è un bel segnale, stando a quando affermano gli esperti.

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